L’importanza di conoscere l’oratore nell’interpretariato

Quando si pensa all’interpretazione simultanea è inevitabile che la prima cosa che venga in mente siano le capacità linguistiche oppure l’aspetto tecnico acquisito nel percorso formativo. Noi del mestiere sappiamo bene che avere la padronanza di due o più lingue è una premessa per svolgere questo lavoro, ma questa qualità isolata non fa di nessuno un interprete perché, se non viene affiancata da una buona tecnica, può, a volte, servire a ben poco. Sebbene questa accoppiata potrebbe dare risultati buoni alla nostra performance, esistono ancora due fattori che possono non soltanto migliorare la nostra resa, ma anche essere un aiuto valido nel momento in cui siamo in cabina.

Primo fattore: conoscere l’argomento. Non è mai stato un segreto che sia un’utopia pensare di conoscere e saper tradurre tutte le parole di un discorso, è normale che qualcosa si perda nella nostra resa. È proprio qui che la conoscenza, frutto dell’esperienza, e lo studio dell’argomento svolgono un ruolo importantissimo e ci vengono in soccorso.

Per citare un esempio, una volta ero in cabina in un convegno e uno degli oratori ha iniziato a parlare sul razzismo e, nell’intento di illustrare meglio il suo ragionamento, ha intrapreso un discorso di carattere storico, confrontando la schiavitù negli Stati Uniti e in Brasile e utilizzando moltissime date e nomi. Siccome molte di quelle informazioni le conoscevo, sono riuscita a concentrarmi sul suo discorso, nonostante fosse abbastanza complesso e pieno di informazioni.

Questo potrebbe essere un esempio estremo, ma ci basterebbe pensare a temi molto frequenti oggigiorno, come la pandemia, la guerra in Ucraina o il cambiamento climatico, per i quali spesso certi termini e dati sono talmente noti e accessibili, che abbiamo la possibilità di conoscerli a memoria.

Secondo fattore: conoscere l’oratore. Non tutti parlano nello stesso modo, ognuno ha un proprio stile che si riflette nel proprio ritmo del discorso, nella scelta delle parole o persino sulla capacità di organizzare le proprie idee. Alcuni tendono a fare discorsi più lineari, altri utilizzano molti incisi. Ci sono dei discorsi mirati, altri pieni di parabole retoriche, altri abbastanza schematici. Ci sono anche quelli più confusionari o quelli che parlano seguendo l’istinto.

In questi casi, un ottimo esercizio per creare una certa familiarità con il discorso dell’oratore, laddove ce ne sia la possibilità, è lo shadowing. Conoscere bene l’oratore, nella maggior parte dei casi, può incidere sulla qualità della nostra resa.

Tornando alla realtà, sappiamo che tante volte, soprattutto per una questione di tempo, è molto difficile riuscire ad avere una preparazione ottimale per un incarico; in tal caso possiamo sempre ricorrere alle tecniche della generalizzazione, della sintesi, oppure della riformulazione, nonché giocare con i décalage.

Fare l’interprete è considerato uno dei lavori più difficili da svolgere. Formazione continua, buona tecnica, padronanza linguistica, elasticità mentale ed un’informazione costante sono soltanto alcune delle caratteristiche fondamentali per avere successo. Perciò, la cosa migliore è specializzarsi in un settore, per costruire un ottimo bagaglio di conoscenze e consolidare la propria carriera.